

Sette.

La nascita degli Stati Uniti d'America.


30. I caratteri distintivi di una nuova nazione.

Da: A. Nevins-H. S. Commager, Storia degli Stati Uniti, Einaudi,
Torino, 1960.

Come affermano gli storici americani Allan Nevins e Henry Steele
Commager, due furono i fattori che consentirono ai coloni
americani di sviluppare, gi prima della rivoluzione contro il
dominio inglese, uno spirito proprio, embrione di una futura
nazione. Il primo fu la felice fusione etnica che unific ondate
migratorie successive di inglesi, tedeschi e scoto-irlandesi, fino
a costituire un solo popolo. Il secondo era costituito
dall'approccio particolare ad una terra selvaggia, pericolosa ed
incontaminata, dove, davanti a una frontiera in continuo
movimento, le successive generazioni uscirono riplasmate come da
un gigantesco e irresistibile stampo.


Due fattori essenziali si possono distinguere nella formazione di
una nazionalit spiccatamente americana durante il periodo
coloniale, di un carattere nazionale che, allo scoppio della
Rivoluzione, aveva gi una fisionomia abbastanza ben definita. Il
primo rappresentato da un nuovo popolo sorto dalla fusione di
differenti ceppi etnici; l'altro da una nuova terra, da un paese
ricco e spopolato che, in cambio della sua generosit, chiedeva ai
nuovi venuti solo attivit e coraggio.
Verso il 1775 si andava delineando una societ schiettamente
americana, con aspetti sociali, economici e politici propri. Per
alcuni aspetti essa si avvicinava moltissimo al modello europeo:
mercanti, professionisti e artigiani di Boston e New York non
erano facilmente distinguibili dai loro colleghi di Londra e
Bristol. Ma la grande massa degli Americani si sviluppava in modo
affatto diverso dal tipo europeo della vecchia terra di origine.
L'emigrazione verso l'America era fortunatamente avvenuta in modo
che lingua e istituzioni inglesi avessero dappertutto il
sopravvento e che, perci, possedessero una generale unit. N i
Tedeschi n gli ugonotti francesi costituirono, come avrebbero
potuto, colonie distinte, ma si fusero con i primi venuti inglesi,
adottandone lingua e concezioni; d'altra parte, l'emigrazione
olandese nella valle del Hudson venne presto sommersa da quella
britannica. Ma questa felice unit di lingua e d'istituzioni
basilari non escludeva una notevole differenziazione a seconda
delle varie nazionalit di origine.
Se non  bene sopravvalutare questa fusione delle varie stirpi nel
periodo coloniale, non  neanche opportuno sottovalutarla. Al
tempo della Rivoluzione probabilmente dai tre quarti ai nove
decimi dei coloni bianchi erano ancora di sangue inglese; ma
l'infusione di Olandesi, Tedeschi, Francesi e altre stirpi europee
era notevole. Le prime grandi ondate di coloni erano state
inglesi, e la Nuova Inghilterra e le terre basse del Sud
continuarono a mantenersi quasi completamente inglesi. Ma, mentre
il flusso primitivo continuava, nel secolo diciottesimo altre due
grosse ondate migratorie giungevano dall'Europa: la germanica e la
scoto-irlandese, che, allo scoppio della Rivoluzione, erano
entrambe rappresentate da centinaia di migliaia di coloni.
[...].
Il secondo fattore costitutivo di una nazione prettamente
americana fu, come si  detto, la terra e specialmente la zona di
frontiera, inizialmente rappresentata dalla striscia costiera
delimitata dalla nera foresta. I primi coloni erano
incredibilmente inesperti. I Pellegrini andarono alla ricerca di
spezie nelle macchie boschive di Plymouth e credevano che gli
animali selvaggi fossero leoni. Alcuni zerbinotti di Jamestown
pensavano di poter vivere l come a Londra, ma i nuovi venuti
dovevano o adattarsi a quello spietato e primitivo ambiente o
perire. Fin dall'inizio troviamo nel capitano John Smith e in
Miles Standish uomini che, per tenacia e audacia, ci ricordano
eroi dell'et successiva come Robert Rogers, Daniel Boone e Kit
Carson. Dagli Indiani i coloni appresero a coltivare il granturco
e a concimare la terra, a cucinare il succotash, [pietanza indiana
con chicchi di granturco verde e fagioli bolliti insieme], a
costruire barche e scarpe da neve, a catturare la selvaggina, a
conciare le pelli di daino, a diventare esperti in arboricoltura.
Con dura esperienza il pioniere divenne a un tempo cacciatore,
agricoltore e guerriero. Sorgeva cos una nuova agricoltura, una
nuova architettura, una nuova economia domestica. Dopo un decennio
c'erano nel Nuovo Mondo individui che somigliavano ben poco a
quelli rimasti in Inghilterra, e i loro figli ne differivano
ancora di pi; avevano una concezione della vita pi rude, pratica
e casalinga. Verso il 1700 la frontiera venne spostata fin dove i
fiumi erano navigabili; fu poi portata, nel 1765, sugli Allegani e
quindi di l dai monti, poco prima della Rivoluzione. Successive
generazioni furono perci soggette all'influsso di questo
particolare ambiente e ne uscirono riplasmate come da un
gigantesco e irresistibile stampo.
[...].
Ma mentre veniva formandosi un carattere americano, pochi coloni -
per lo meno fino al 1750 - ebbero una reale percezione di questo
fenomeno. Essi si consideravano anzitutto leali sudditi britannici
e solo in linea subordinata Virginiani, Newyorkesi o
Pennsylvaniani. Ma verso l'anno predetto le tredici colonie
avevano messo salde radici, contavano una popolazione di quasi 1
500 000 anime e si stendevano su tutta la costa, dalle conifere
della valle dell'Androscoggin ai palmeti di quella del St John.
Pur avendo ciascuna colonia proprie caratteristiche, possiamo
riunirle in quattro sezioni abbastanza ben definite.
La prima era rappresentata dalla Nuova Inghilterra, paese di
piccole fattorie ben tenute, dal fondo roccioso, e di foreste,
oltrech di una grande variet di attivit marinare: nel campo
costruttivo, descritto da Longfellow in The Building of the Ship,
in quello della pesca del merluzzo illustrato da Kipling in
Captains Courageous e in quello del commercio oltremare di cui
parla R. H. Dana in Two Years before the Mast.
La seconda includeva le colonie del Centro, comprendenti in parte
piccole fattorie, in parte grandi tenute, con numerose piccole
industrie e attivi centri di navigazione in New York e in
Filadelfia.
La terza era costituita dalle colonie del Sud, la cui
caratteristica principale, se non la pi diffusa, era le vaste
piantagioni di indaco, riso e tabacco, in cui erano impiegati
schiavi negri.
La quarta, infine, abbracciava le colonie pi americane di tutte:
quelle della fascia interna estendentesi dal Maine alla Georgia,
dove cacciatori pionieri, rustici coloni abitanti in capanne di
tronchi d'albero e nuclei di agricoltori pi forti premevano verso
l'interno. Questa fascia aveva dovunque lo stesso carattere, a
nord come a sud. Nelle zone occidentali del Massachusetts, della
Pennsylvania e nella Carolina occidentale venivano su uomini
energici, incuranti del sapere libresco, ricchi di espedienti,
insofferenti di freni e invincibilmente ottimisti.
